Un periodico diretto da Pietro Romano

Direttore del comitato scientifico di Ore12 Economia: Prof. Ranieri Razzante


AZIMUT TIENE ALTO IL TRICOLORE

L'unica multinazionale del risparmio, realmente indipendente, nata in Italia, l’ha costruita passo dopo passo un ingegnere romano, nato nel 1956 sotto il segno dello scorpione a Tivoli. Si chiama Pietro Giuliani e la sua creatura è Azimut Holding, che da qualche mese ha festeggiato i 15 anni dal proprio ingresso in Borsa. Il gestore indipendente, che ha conta oltre 55 miliardi di euro di masse gestite, si è quotato infatti alla Borsa italiana il 7 luglio del 2004... CONTINUA A LEGGERE...


UN NUOVO MODELLO DI BUSINESS DISEGNATO A PARTIRE DALLE REALI ESIGENZE DEL MERCATO CREDITIZIO ITALIANO.

Esistono specifiche nicchie di mercato, anche di rilevante dimensione, che al momento  sono ancora poco presidiate. Le piccole e medie imprese ad alto potenziale hanno un bisogno di credito ancora inespresso. CONTINUA A LEGGERE...


VERDE & REDDITIZIO: FRANCESCO CAPUTO NASSETTI

IL BLOG DEL DIRETTORE: HIC ET NUNC



FINECO: la banca che semplifica la banca

GIANNI TAMBURI, IL CUCCIA 4.0

TURSI, ALLA SCOPERTA
 DI UNA PERLA NASCOSTA




Hic et Nunc di Pietro Romano

Un Paese senza

Come accade puntualmente da qualche tempo, tra i primi atti del nuovo governo c’è stato il passaggio di consegne tra un ministero e l’altro delle competenze su due punti di forza dell’economia italiana: il turismo e il commercio con l’estero. Quasi fossero dame e cavalieri impegnati in una ottocentesca quadriglia, dopo qualche mese di tira-e-molla, i dante causa dell’esecutivo hanno conferito le relative deleghe incamminandosi finalmente su un percorso di (auspicabile) efficienza. A corollario, oltre ai commenti negativi a parti inverse delle formazioni politiche sull’opportunità di tali trasferimenti (il trasferimento negativo e inutile, comunque, è sempre quello deciso dagli altri), si è assistito anche al meschino comportamento di molte rappresentanze d’interessi, pronte a lodare questo trasloco (nonostante la stasi che ha portato) esattamente come avevano apprezzato i precedenti, ora cestinati dal nuovo governo. L’esatta immagine di un Paese rimasto ai tempi dei Don Abbondio e degli Azzeccagarbugli. Solo declinato in salsa social. Così da fare definitivamente impazzire la maionese, per rimanere in tema di salse.

Quando si assistono a tragedie come quella dell’Ilva (e perché? dell’Alitalia, no?), allora, non se ne possono individuare le cause prescindendo da comportamenti del genere, purtroppo abituali. Comportamenti da (presunta e sedicente) classe dirigente. Il pesce puzza dalla testa sapevano già i Romani. Se in un ufficio si è accolti da portinai stravaccati, si può essere sicuri che l’ufficio non funziona. Attenzione, però, i portinai stravaccati sono il biglietto da visita di una realtà in deterioramento ma non hanno certo colpa delle disfunzioni. Di quelle, come di permettere ai portinai lo stravaccamento, la colpa è dei capi.

Su un Paese che a ogni cambio di governo mette in discussione le politiche del turismo e dell’export, riscrivendone le regole e paralizzandole di fatto per mesi, nonostante siano punti di forza dell’economia nazionale, chi scommetterebbe mai? E chi comprerebbe un’auto usata dai nostri politici (per fermarci a loro) impegnati in queste quadriglie?

Nessuna meraviglia, allora, se gli investimenti esteri in Italia quasi mai sono “greenfields”, vale a dire mirati a realizzazioni ex novo, ma perlopiù sono acquisizioni di attività già esistenti e collaudate ampiamente, con i tutti i rischi del caso, di emigrazioni produttive e di smantellamento nella peggiore delle ipotesi. E nessuna meraviglia anche per la massa spaventosa di liquidità che cittadini e imprese detengono nel nostro Paese senza investirli, o peggio affidandoli a soggetti esteri che investono i risparmi degli italiani in attività finalizzate creare occupazione e ricchezza diffusa al di fuori dai nostri confini nazionali. Lasciando ai nostri connazionali, nella migliore delle ipotesi, solo qualche briciola sotto forma di interesse riconosciuto sul capitale. La mancanza di certezze e un panorama plumbeo da troppi anni congiurano per allungare all’infinito i tempi di una stanchezza socio-economica che dura da decenni. E genera non solo stagnazione (nel migliore dei casi) ma anche sfiducia. Quella sfiducia che fa dell’Italia ormai un caso demografico negativo (e se ne potranno leggere i dettagli nell’approfondimento di Ercole Incalza). La patria delle culle vuote. E del decadimento. 

Se non si parte dalle fondamenta, e dalla soluzione dei problemi fondamentali, è inutile correre dietro le Mittal di turno. Sarebbe come voler costruire una casa dal tetto.