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RISPARMIO, AZIMUT ISSA
 IL TRICOLORE

di Andrea Giacobino

L'unica multinazionale del risparmio, realmente indipendente, nata in Italia, l’ha costruita passo dopo passo un ingegnere romano, nato nel 1956 sotto il segno dello scorpione a Tivoli. Si chiama Pietro Giuliani e la sua creatura è Azimut Holding, che da qualche mese ha festeggiato i 15 anni dal proprio ingresso in Borsa. Il gestore indipendente, che ha conta oltre 55 miliardi di euro di masse gestite, si è quotato infatti alla Borsa italiana il 7 luglio del 2004 e da allora ha premiato i suoi azionisti con un total return del 751%, classificandosi primo nel periodo per rendimento totale tra i titoli finanziari italiani e quarto tra i componenti del Ftse Mib.


Questa creazione di valore è stata ottenuta grazie al raggiungimento di tutti gli obiettivi prefissati nei tre business plan completati dalla quotazione. Il Gruppo, infatti, dal 2004 è cresciuto in Italia di quasi  1.100 consulenti finanziari e private banker, portando così il numero complessivo dai circa 700 professionisti ai 1.800 di oggi (2.200 includendo la rete all’estero). Nel quindicennio in esame Azimut ha inoltre raccolto circa 44 miliardi di euro di nuove masse e ha generato quasi due miliardi di euro di utile netto, di cui intorno agli 1,3 miliardi di euro pagati agli azionisti come dividendo. Con il raggiungimento anticipato di tutti gli obiettivi previsti dal terzo (e attuale) piano quinquennale, il gruppo ha dimostrato di saper prevedere e cogliere positivamente i trend di un settore in rapido cambiamento negli ultimi anni. Gli obiettivi conseguiti nel quinquennio che si avvia a conclusione sono: asset totali superiori a 55 miliardi (erano 14 miliardi nel 2009 e 50 quelli previsti a fine piano), una raccolta netta media annua di oltre cinque  miliardi di euro (erano 2,5 miliardi previsti nel piano e circa 2,7 miliardi da inizio anno), un pay out ratio tra i più alti in Italia e un utile netto che nel 2019 sarà di 300 milioni di euro.

 

Tra le aree di maggiore crescita le attività estere in Paesi ad alto sviluppo, dove attualmente la società detiene il 28% delle masse gestite. Nel corso degli ultimi anni Azimut ha infatti investito all’estero sia tramite acquisizioni sia tramite crescita organica: in Cina (Hong Kong e Shanghai), Monaco, Svizzera, Singapore, Brasile, Egitto, Messico, Taiwan, Cile, USA, Australia, Turchia ed Emirati Arabi. Su 15,6 miliardi di euro di masse gestite all’estero, 4,2 fanno capo all’area Europa, Medio Oriente e Nord Africa, sei miliardi nelle Americhe e 5,5 nell’area Asia-Pacifico. Grazie all’efficace espansione internazionale, Azimut è oggi l’unico player italiano nel risparmio gestito con una reale presenza globale. Il gruppo conta circa cento tra gestori e analisti pluri-premiati presenti in tutto il mondo, in grado di operare sui mercati 24 ore al giorno per tutti i clienti. “Nel 2018 – sottolinea Giuliani - le attività all’estero hanno dato un tangibile contributo positivo alla redditività del gruppo, con un’accelerazione della marginalità che continueremo a vedere nei prossimi periodi. Secondo le nostre stime basate su multipli di mercato locali così come transazioni di M&A nei rispettivi Paesi, il solo business estero vale circa 1,5 miliardi di euro. L’attuale capitalizzazione di Borsa del gruppo Azimut è di soli 2,4 miliardi di euro, nonostante siamo ai vertici del settore per utile netto e crescita delle masse. Dobbiamo quindi constatare un’evidente sottovalutazione sia del business domestico che di quanto creato all’estero in questi anni. In un orizzonte temporale a tre anni, per esempio, la performance netta al cliente rimane superiore a quella dell’industria di quasi l’uno per cento all’anno.”

La scelta di investire in Paesi ad alto potenziale di crescita sarà uno dei driver di sviluppo anche nel prossimo piano industriale quinquennale - che sarà presentato al mercato nei prossimi mesi - e prevederà che la percentuale di masse gestite all’estero passi dal 28% di oggi al 35% nel 2024. Un'altra fonte di crescita sarà l’espansione attraverso Azimut Libera Impresa nel settore degli asset alternativi e non quotati (ad esempio private equity, private debt, venture capital e così via), il cui peso è previsto raggiungere almeno il 15% delle masse totali del gruppo dall’attuale uno per cento.


In questo scenario, Azimut ha varato anche un cambio di governance con l’uscita dell’amministratore delegato Sergio Albarelli: Giuliani è rimasto presidente non operativo e il gruppo è stato dotato di una nuova cabina di regia corale. “L’analisi delle misure da intraprendere per rendere Azimut ancora più efficiente – spiega Giuliani - ha portato a una soluzione di governance che, grazie alle diverse competenze messe in campo, saprà dare nuove prospettive di crescita al gruppo. La squadra è formata da Gabriele Blei, Massimo Guiati, Paolo Martini, Giorgio Medda che insieme al chief financial officer Alessandro Zambotti guideranno Azimut nel futuro secondo deleghe e incarichi precisi. Sono giovani manager, l’età media è al di sotto dei 43 anni, che negli ultimi anni hanno svolto un ruolo decisivo nella crescita del gruppo in Italia e all’estero e hanno dimostrato con i risultati di avere le capacità e qualità necessarie per prendere in mano le redini dello sviluppo della società. La squadra si completa con Andrea Aliberti (amministratore delegato di Azimut Capital Management Sgr) e Claudio Basso che hanno responsabilità anche nell’area gestione rispettivamente in Italia e in Lussemburgo. 

 


 

Costituita dal Gruppo Azimut nel 2011, la Fondazione Azimut ha erogato fino al 2017 oltre 4,5 milioni di euro nel sostegno di migliaia di famiglie spinte dalla crisi sotto il livello della povertà. Quali sono i criteri che guidano l’operato della Fondazione? La scelta di intervenire esclusivamente nell'area del disagio economico e sociale, la destinazione del 100% delle risorse ai soggetti da sostenere (zero costi di struttura) e la gestione diretta degli interventi attraverso consulenti e dipendenti delle società del Gruppo Azimut che prestano la propria attività in forma di volontariato. Dopo aver operato principalmente attraverso la distribuzione di voucher spesa ai soggetti segnalati dai collaboratori delle società del Gruppo, la Fondazione nel 2017 ha selezionato, tra i molti progetti proposti da consulenti e dipendenti, realizzati a partire dal 2018. Attualmente i progetti in fase di avvio intervengono in diverse aree quali: problema casa con due diversi modelli di sostegno abitativo per soggetti in difficoltà a Brescia e Savona, recupero di terre abbandonate in Sicilia, educazione finanziaria e imprenditoriale rivolta a donne in difficoltà in Emilia.


Azimut ha presentato a fine settembre la nuova strategia di crescita nel settore degli investimenti alternativi dedicati all’economia reale. Grazie ai nuovi fondi dedicati agli asset alternativi reali anche gli investitori privati potranno accedere alle opportunità offerte dal private equity, venture capital e private debt. La nuova linea strategica di Azimut nasce dall’esigenza di offrire ai propri clienti l’accesso a ritorni superiori in un contesto di tassi estremamente bassi che hanno determinato nel risparmio gestito deflussi importanti e una fuga dei risparmi verso la liquidità. Allo stesso tempo, gli investimenti in economia reale hanno offerto rendimenti superiori degli investimenti in società quotate: private equity, venture capital, private debt hanno generato ritorni annuali in media del 12% circa negli ultimi dieci anni, contro la media del 7,5% delle attività quotate. Inoltre, gli investimenti nei mercati privati rappresentano un fattore importante di differenziazione del portafoglio, in quanto non correlati alle dinamiche dei mercati finanziari.

 

In tale contesto si colloca la scelta di Azimut di creare attraverso Azimut Libera Impresa Sgr, una piattaforma integrata di prodotti e servizi dedicata a imprenditori e Pmi da un lato e investitori e risparmiatori dall’altro, con l’obiettivo di favorire l’immissione di liquidità nell’economia reale al fine di stimolarne la crescita e renderla sostenibile nel tempo, offrendo al contempo opportunità di rendimento maggiori a risparmiatori e investitori. La piattaforma Azimut Libera Impresa comprende ad oggi otto fondi, tra i quali alcuni in fase di lancio e altri che saranno varati nel corso dei prossimi mesi, per una raccolta complessiva di 1,5 miliardi di euro a fine 2020. Per Azimut la crescita negli investimenti in private market rappresenta una linea strategica di grande importanza: dei 56 miliardi di euro di masse gestite dal Gruppo oggi circa l’uno per cento è rappresentato da asset alternativi, ma entro cinque anni il peso di tali attività crescerà ad almeno il 15% degli asset under management.

 

Demos 1 è il primo fondo chiuso di private equity retail al mondo, con importo minimo di sottoscrizione pari a 5 mila euro. Ha una dotazione di 350 milioni di euro da investire in aziende italiane, con un fatturato compreso tra i 30 e i 250 milioni e un ticket di investimento per operazione dai 20 ai 60 milioni di euro. “Abbiamo chiamato questo fondo Demos - ha spiegato Pietro Giuliani, presidente del Gruppo Azimut - perché democratizza il mercato offrendo anche ai risparmiatori la possibilità di accedere a rendimenti e opportunità finora riservati agli investitori istituzionali o ai family office”. 

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