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CORONAVIRUS: QUANDO I SINTOMI SONO ANCHE ECONOMICI

DI Luca Lippi >>

 

Il coronavirus potrebbe complicare le sorti economiche della Cina, sicuramente sul trimestre in corso e probabilmente anche sul prossimo. Molto dipende dalla ‘forza’ del virus. Le sorti, a catena, coinvolgerebbero anche le economie di tutte i Paesi che col dragone sono in affari, visto che la Cina rappresenta il 15% del Pil globale. 

 

I COSTI

Dai dati attualmente disponibili, i primi costi necessari sono quelli per l’individuazione del vaccino: sussidiati dai dati forniti da un laboratorio di ricerca polacco si stima (tra ricerca, iter di riconoscimento e distribuzione) circa 1 miliardo di USD cui vanno aggiunti i costi di ricerca e di sviluppo legati allo studio di un antidoto. Le stime in questi casi variano da un minimo di 200 milioni USD a 1,5 miliardi USD.

 

LA FINANZA

Attendendo dati reali sull’eventualità che il coronavirus si trasformi in una vera e propria epidemia, nel mondo della Finanza si potrebbe già configurare un’autentica pandemia. Allo stato dell’arte le Borse hanno infatti già reagito nell’immediato con brusche flessioni, comunque in parte corrette per affetto delle speculazioni. Il prezzo del petrolio è crollato e i beni rifugio sono tornati a essere un fortino inespugnabile per gli investitori. Queste sono le conseguenze naturali della paura che l’epidemia si trasformi sempre più in una piaga globale (l’incertezza è il solo dato devastante per i mercati finanziari), soprattutto si configurano i prodromi per una crisi interna alla Cina che oggi rappresenta un motore mondiale. In sostanza, la frenata dei consumi nel Paese, a causa dell’emergenza sanitaria, si trasforma simultaneamente in emergenza economica.

Una stima dell’impatto, fatta dagli analisti, è stata prodotta processando i dati dell’epidemia Sars del 2002/2003. All’epoca la frenata del Pil cinese fu più consistente nel primo trimestre ma, già nel secondo, la Cina recuperò velocemente il terreno perduto. A livello globale il pil subì un danno limitato dello 0,1%. Tuttavia c’è da considerare che nel 2003 la Cina rappresentava solamente il 9% del pil globale mentre oggi rappresenta il 19%. Dunque una cifra pari a più del doppio.

In concreto, però, bisogna analizzare oggettivamente la situazione. I Mercati sono inondati di liquidità da parte delle banche centrali, questo potrebbe determinare un ritardo nella reazione al fenomeno pandemico, molto dipende dalla durata residua del contagio. Un elemento determinante è la psicosi di massa che si aggiunge al centro di contagio ormai individuato all’interno delle multinazionali dove lavorano professionisti sempre in viaggio per ovvi motivi. Sospendere il lavoro delle multinazionali si traduce nel collasso dell’Economia globale.

Un esempio su tutti, è il primo settore colpito, quello del turismo e dei trasporti. Considerando che una società di voli aerei è spesso esposta in leva (sull'aggiornamento della Flotta per esempio) rischia di fallire nel giro di trenta giorni se si scatena la psicosi. Di conseguenza, aziende e banche che ne sostengono finanziariamente l’operatività entreranno in crisi, e migliaia di posti di lavoro andranno persi. Questo esempio si può replicare per l’industria elettronica, quella del lusso (I consumatori cinesi rappresentano infatti il 35% della domanda mondiale di beni del lusso) e poi il tessile e l’automotive.

Fronteggiare questo stato di cose implicherebbe l’intervento di stati e banche centrali ad iniettare liquidità (se le cose dovessero peggiorare), rompendo ogni parametro di deficit. La conseguenza più probabile sarebbe iper-inflazione e distruzione delle valute FIAT.

 

IL PETROLIO

Secondo un report di Goldman Sachs, il coronavirus potrebbe impattare sul prezzo del petrolio causando il crollo della domanda globale di 260 mila barili al giorno nel 2020. Tale scenario potrebbe causare una flessione del prezzo al barile di 2,90 USD. È però necessario sottolineare che senza una trasparente informazione sullo sviluppo della malattia da parte del governo cinese, tutte le stime possono avere solo un valore indicativo probabilmente insufficiente.

A soffrire della flessione del prezzo del petrolio per primi sarebbero gli Stati Uniti che vedono minata la loro autonomia estrattiva di oro nero. Il processo di estrazione a stelle e strisce è basato infatti sulla sintetizzazione del petrolio dalle rocce di scisto bituminoso ed è piuttosto costoso. Con i prezzi in discesa si metterebbero in difficoltà le aziende preposte all’estrazione e conseguentemente le banche che ne finanziano il business.

 

CONCLUSIONE

Anche solo sette giorni possono essere decisivi e finanziariamente bisogna monitorare bene. Va anche detto che se il virus fa il suo corso classico, dopo il picco si inizia a rallentare e lo scenario sarà più chiaro, questo sarà il momento più evidente dei danni reali.

Qualche dubbio politico sulla decisione unilaterale dell’Italia (senza concordarsi col G7) di adesione alla ‘Via della seta’ emerge. Emerge soprattutto l’impatto sul concetto di ‘globalizzazione’. La globalizzazione dei Mercati non può porre le fondamenta accentrando tutte le strategie produttive e di scambio su un solo Paese, come la Cina, oltretutto molto complesso e poco permeabile. Siamo al tornante della resa dei conti.