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Le chiacchiere non curano (l’Italia)

 

> Di Luca Lippi >>

 

Il vero problema della ‘potenza di fuoco’ messa in campo dall’esecutivo si evidenzia in un prestito non a tasso zero, non senza garanzie e non scevro di complicate pratiche burocratiche. C’è un’alternativa? La risposta è affermativa ma non senza sacrifici e qualche cadavere sulla strada.

 

Inutile evocare ‘helicopter money’, il denaro dobbiamo per forza chiederlo in prestito e pagarlo. L’errore di dare denaro a pioggia a cittadini che per diversi motivi non hanno altra scelta se non il divano di casa è stato commesso, dobbiamo evitare di perseverare nell’errore. È necessario riportare l’orologio indietro a prima dell’emergenza sanitaria e questo deve essere messo in pratica rifinanziando il capitale delle Pmi costringendole a ricostituire i salari e le fonti di reddito per il Paese.

 

In che modo? Ci sono circa 70/80 miliardi fermi per le opere pubbliche non ancora cantierizzate e sono già una base su cui poggiare tutti i finanziamenti europei disponibili per l’Italia (ovviamente sorvolando sulle rigidità di impiego). Questo fondo deve essere messo a garanzia del sistema finanziario che provvederà a erogare prestiti possibilmente a tasso zero. Le banche hanno sempre il problema di giustificare ai depositanti l’impiego dei capitali, non si può pretendere che eroghino ad elevato rischio di insolvenza. Il fondo statale servirà per tutelare il risparmio dei privati cittadini depositanti, sollevare le banche dai vincoli di determinazione del merito creditizio e funzionare da strumento strategico.

 

Il circolo virtuoso si compie in una convergenza intersettoriale, le banche finanziano, lo Stato garantisce, le aziende non licenziano.

 

Il problema, semmai, diventa culturale. Il piccolo imprenditore non intende indebitarsi per lavorare. Questo è giusto finché ci radichiamo sul concetto di chiusura imposta e quindi da remunerare. Concetto invero giusto se fossimo un’economia ricchissima con un debito pubblico decoroso e la possibilità di battere moneta. L’osservazione però diventa populista nel momento in cui non si vuole guardare la realtà della situazione. Molti imprenditori, specie delle nuove generazioni, non riescono a comprendere il concetto di ‘rischio d’impresa’, l’emergenza sanitaria attuale obtorto collo, lo è diventata. Mettersi sulla serranda e aspettare che il municipio copra il flusso di cassa senza neanche provvedere agli ordini è quantomeno illogico, mi pare già importante intravedere una mano tesa. Invece la tendenza è quella di chiudere bottega, chiedere il reddito di cittadinanza ed evitare di indebitarsi.