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Borsa, una infezione di medio periodo

> Di Luca Lippi>>

 

Possiamo provare a imbastire un ragionamento macro di lungo periodo ipotizzando il dopo emergenza sanitaria. Non possiamo dimenticare che tutte le quotazioni raggiunte dai mercati negli ultimi anni sono dovute principalmente al QE e tassi zero o sotto zero. Le conseguenze di questa enorme operazione finanziaria messa in atto dall’ex Governatore della Bce Mario Draghi sono:

 

- tassi a lungo sempre più bassi e anche negativi (-1% quasi su BUND)

 

- le aziende invece di emettere azioni per finanziarsi hanno sempre più emesso obbligazioni

 

- il cash delle aziende è stato usato per ricomprare e bruciare le azioni in modo da alzare l'EPS (utile per azione), esempio classico è quello della Boeing

 

- gli investitori a tassi decrescenti (e prospetticamente tali) hanno accettato multipli più ALTI e quindi tutte le azioni sono apparse a sconto (emissione di un titolo che viene emesso sotto la pari, ossia ad un prezzo inferiore al valore nominale. Il loro rendimento sarà dato dalla differenza tra il prezzo di rimborso e il prezzo di sottoscrizione, rapportata alla durata del titolo stesso).

 

Queste politiche hanno creato le basi per fare in modo che le obbligazioni rendevano sempre meno e le azioni salivano sempre di prezzo in un circolo che si autoalimentava. Effetti inflattivi ridotti a zero poiché la produzione di beni e servizi è rimasta ampiamente capiente.

 

Uno degli shock che poteva mettere il bastone tra le ruote di questo carro armato era, appunto, l’emergenza sanitaria attuale, che ha colpito contemporaneamente il lato produttivo globale e il lato del consumatore. Insomma, un blocco totale.

 

In una situazione del genere stiamo vedendo che la risposta dalla politica monetaria e fiscale, è di spendere con indebitamento coperto dalle banche centrali, in alcuni casi anche direttamente i soldi in mano ai cittadini (quasi helicopter money): questo approccio è stato quello sostanzialmente tenuto nel 2008 soprattutto da USA-GB e Giappone.

 

La diversità è nelle attuali dimensioni ‘maggiori’ dell'intervento, della qualità e della globalità dello stesso (nel 2008 per l'Europa è stato molto più moderato e subito messo a riposo con politiche a deficit zero, vedi Germania).

 

L’ipotesi immediata è che oggi, rispetto a ieri, questo stimolo potrebbe essere inflattivo o/e senza produrre più quell'effetto tassi negativi avuto in precedenza.

 

Le aziende difficilmente potranno indebitarsi ancora in obbligazioni, ma dovranno farlo tramite emissione di azioni nuove.

 

La conseguenza immediata sarebbe una modifica nella qualificazione dei multipli con cui si valutano gli indici, in sostanza dovranno essere ben più alti e multipli più alti vorrà dire che i massimi assoluti visti solo 1 mese fa saranno un ricordo per diversi anni. Bisogna solo aspettare l’evoluzione.